Che la diritta via fosse smarrita si sapeva, c’est la vie scandiscono i francesi. Ma per ritrovare la strada bisogna fare un percorso di consapevolezza e di educazione civica per sostituire quella “cinica”, che alberga spesso lungo le strade che percorriamo ogni giorno.
Una mattina mentre percorrevo una strada di montagna, tra la natura viva ornata di alberi, mi accorsi che c’era non un “corpo celeste”, bensì un PFU (Pneumatico Fuori Uso) lasciato da qualche pollice, per niente green, che dopo aver cambiato la gomma non sapeva come fare a smaltirlo. Niente di più incivile.
E poi mi sono venute in mente le lezioni alla Camera di Commercio di qualche anno fa per il corso sulla gestione dei rifiuti. In un primo momento ho pensato alla triste Terra dei Fuochi in Campania, martoriata dalla crudele inciviltà degli homini sapiens. In secundis, ho pensato al fatto che questa tipologia di rifiuto speciale non pericoloso può essere gratuitamente smaltito presso il gommista di fiducia, considerando che il cittadino utente paga il “contributo ambientale”, all’atto dell’acquisto degli pneumatici nuovi. Oppure è possibile il conferimento gratuito presso le isole ecologiche dei Comuni.
Questo contributo serve appunto per mantenere i servizi di gestione (rintracciamento, raccolta, trattamento e recupero dei PFU) da parte delle aziende che si occupano di questa attività nell’ambito dell’Ecopneus, cioè uno dei soggetti societari nato dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia. È chiaro che uno pneumatico abbandonato non è biodegradabile e non deve essere certamente incendiato, perché in questo caso sprigionerebbe la sua pericolosità per l’apparato respiratorio di tutti.
Un rifiuto è sempre una risorsa come prevede anche il D.lgs 152/2006 (Testo Unico Ambientale) e dal riciclo corretto della gomma si ricavano fibre tessili, acciaio e gomma che vengono poi utilizzati in edilizia, per fare l’asfalto o applicazioni nel mondo dello sport. Oppure l’altra strada che può percorrere, dopo la carriera stradale, è quella dei cementifici dove viene bruciato per recuperare energia.
L’importanza del riciclo del PFU si misura anche dai numeri. In Italia nel 2021 sono state raccolte oltre 200 mila tonnellate di PFU (dati di Ecopneus) raccolte su tutto il territorio nazionale nei vari 26.500 gommisti registrati. C’è anche da dire che ogni anno entrano irregolarmente in Italia circa 20/30 mila pneumatici che sfuggono al tracciamento.
In pratica negli ultimi 10 anni, grazie al recupero e riciclo del PFU, è stata evitata l’emissione di Co2 pari a 3,36 milioni di tonnellate (il peso di 325 Tour Eiffel) e la riduzione delle importazioni della materia prima per 1,15 miliardi di euro, il risparmio di metri cubi di acqua paria a 15.5 milioni. E tanto altro.
Quando vediamo un PFU “sedotto e abbandonato”, pensiamo ai benefici ambientali che si generano con il corretto recupero e smaltimento.
Facciamo civiltà, col PFU. Ma soprattutto chi inquina paghi.