“Inseguendo un goal sotto il cielo di un’estate italiana”. Cantava Gianna Nannini per i Mondiali di “Italia 90”, una canzone ritornata nelle orecchie degli italiani grazie agli europei di calcio Euro 2020 che si giocano quest’anno rinviati di un anno a causa della pandemia da Covid 19.
L’Italia di oggi però è quella che crede nei valori del gruppo, nella forza collettiva al servizio di un obiettivo comune. Una squadra più forte rispetto a quattro anni or sono. Piedi buoni e tanto sacrificio. Vincere per scacciare la paura, forse anche del Covid, è l’imperativo di questa estate un po’ cauta di ripartenza e resilienza. E per questo cantiamo l’inno, per stringerci a coorte aspettando di vivere le “notti magiche”. Ancora una volta.
La nostra nazionale sta generando un entusiasmo che forse non si vedeva dai mondiali tedeschi del 2006 che ci consacrarono Campioni del mondo per la quarta volta nella storia in quella finale contro la Francia vinta ai calci di rigore. Una vita fa si direbbe. Eppure oggi è tornata quella voglia di sventolare il tricolore sui balconi, di cantare l’inno a squarciagola, di vedere la nazionale in tv che ha convinto contro la Turchia, la Svizzera, il Galles, l’Austria agli ottavi e la convincente vittoria ai quarti per 2 a 1 contro i primi della classe del Belgio (primi nel ranking FIFA). Cinque anni fa, agli europei di Francia, il cuore azzurro si fermò ai quarti di finale contro la Germania per 7-6 ai calci di rigore. Altri tempi, altre emozioni per un’uscita di scena che comunque fu a testa alta. Adesso ce la vedremo contro la Spagna in semifinale. E sognare non costa nulla per un eventuale successo iridato che manca all’Italia dal 1968. Una vita fa praticamente. Avversari che incontrammo nella finale di Kiev del 2012 e, quella volta, andò male per noi perché perdemmo per 4-0. Una sconfitta senza appello. La Spagna di allora era fatta di giocatori stellari che oggi non ci sono più per il naturale ricambio generazionale. E allora ce la giochiamo senza paura, perché non bisogna dimenticare uno dei disastri sportivi più importanti di sempre come la non partecipazione ai Mondiali di Russia del 2018. Quella sciagurata partita, Italia-Svezia del 13 novembre 2017, che ci condannò a non disputare i Mondiali, ce la ricordiamo ancora. E fa ancora male. L’Italia di oggi però è quella che crede nei valori del gruppo, nella forza collettiva al servizio di un obiettivo comune. Una squadra più forte rispetto a quattro anni or sono. Piedi buoni e tanto sacrificio. Vincere per scacciare la paura, forse anche del Covid, è l’imperativo di questa estate un po’ cauta di ripartenza e resilienza. E per questo cantiamo l’inno, per stringerci a coorte aspettando di vivere le “notti magiche”. Ancora una volta.
(foto in alto: Pexels-Pixabay)