E’ vero, con l’allentamento delle misure anti Covid ci sentiamo più liberi di respirare, andare in giro, perché dopo quasi un anno e mezzo di “libertà vigilata” a causa del Covid non ne possiamo veramente più. Vogliamo ritornare alla vita di “prima”.
Eppure dicevamo l’anno scorso, quando cantavamo sui balconi, mentre eravamo confinati in casa, che il Covid ci avrebbe reso migliori e che da questa sciagura planetaria ne saremmo usciti migliori.
Oggi, mentre camminavo per il capoluogo di regione, ad un tratto incontrai una mascherina “sedotta ed abbandonata” da qualche esemplare di homo sapiens sapiens. Giaceva a terra ed era in tessuto, ma a dire il vero il cimitero delle mascherine anche chirurgiche era lì, un campionario variegato e per tutti i gusti. Allora continuai il mio cammino e pensai che in fondo è più semplice cestinarle negli appositi contenitori che si trovano nei luoghi pubblici. Mi era ricorrente la frase che ci ha accompagnato per tutto l’anno come un rituale scaccia paura. “Andrà tutto bene”. E se fosse auto-estinzione? Mi domandai. Ma non trovavo le risposte perché in fondo cosa vuoi che sia l’abbandonologia urbana di una povera mascherina magari pirandelliana che ha compiuto il suo dovere e poi gettata sul bitume. Così con una delicatezza bruta che non fa sensazionalismo. Chi non ha mai gettato per strada qualche oggetto. In fondo la parola “green” è più nell’emozione che nell’azione. Ma come si dice la speranza è l’ultima a morire o forse a sopravvivere in un mondo che è sempre più colmo di microplastiche in mare, dove amiamo farci il bagno. Ma sì, è estate. Il discorso è complesso e siamo in tema di PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) e l’anima a rallegrar. Con la mascherina. Forse.